Diritto e castigo
La polemica sulle intercettazioni del Quirinale ha indotto il segretario democratico Pier Luigi Bersani ad ammettere che “in una democrazia liberale il diritto alla riservatezza di chi è al di fuori di un’indagine penale non è un optional”, mentre il direttore di Repubblica Ezio Mauro ha replicato a Gustavo Zagrebelsky domandandosi che sarebbe stato dell’operazione Monti se i colloqui di Napolitano che l’hanno preparata fossero stati propalati previa intercettazione.
24 AGO 20

La polemica sulle intercettazioni del Quirinale ha indotto il segretario democratico Pier Luigi Bersani ad ammettere che “in una democrazia liberale il diritto alla riservatezza di chi è al di fuori di un’indagine penale non è un optional”, mentre il direttore di Repubblica Ezio Mauro ha replicato a Gustavo Zagrebelsky domandandosi che sarebbe stato dell’operazione Monti se i colloqui di Napolitano che l’hanno preparata fossero stati propalati previa intercettazione. Benissimo, ma non ci si può fermare a ristabilire le immunità che riguardano il presidente. Tornando alla considerazione svolta da Mauro, per esempio, bisognerebbe tener conto che la costruzione di accordi politici di governo fisiologicamente non spetta al presidente della Repubblica, che si è sobbarcato questo compito in modo eccezionale e in una situazione di emergenza. Anche gli altri soggetti politici hanno il diritto di tenere rapporti riservati, senza i quali la loro possibilità di azione sarebbe paralizzata. Bersani va più in là, sostenendo il diritto alla riservatezza per chiunque “è al di fuori di un’indagine penale”. E’ un passo avanti, visto che oggi la riservatezza non è garantita a nessuno, ma contiene ancora una inaccettabile limitazione di una libertà personale, quella alla comunicazione libera, in base al semplice “coinvolgimento” in indagini, termine non solo generico, ma che apre la strada a eccessi incontrollabili. Nicola Mancino, per esempio, quando fu intercettato in ogni sua conversazione, comprese quelle con il Colle, era solo un testimone. Se basta chiamare qualcuno a testimoniare per poterlo intercettare, per poi usare le stesse intercettazioni per giustificare mediaticamente e non nel merito un’accusa (accusa non condanna) di falsa testimonianza, è evidente che vengono violate le garanzie elementari di uno stato di diritto.
Comunque non va sottovalutato l’effetto ottenuto dalla reazione del Quirinale alle violazioni del diritto, che non solo ha spaccato il fronte giustizialista, ma ha fornito un punto di aggregazione a coloro che, nella magistratura, nella politica e nel sistema informativo, non intendono restare succubi dell’attivismo minatorio di una attivissima minoranza fondamentalista. Riportare l’attenzione sulla questione dei diritti e delle garanzie, seppure per ora solo a quelle garantite dall’immunità presidenziale, può aprire nuove prospettive. Zagrebelsky, che ha accusato Napolitano di non aver calcolato le conseguenze della sua ribellione alle intromissioni indebite probabilmente non ha considerato che invece Napolitano è noto per il puntiglio meticoloso con cui considera gli effetti delle sue scelte, compresi quelli, come le reazioni di Bersani e Mauro, che dispiacciono a Zagrebelsky.